Intervista di Kerrang! ai blink-182 sul loro passato e futuro, Tom DeLonge, Alkaline Trio e droghe

I blink-182 sono stati intervistati da Kerrang! nel camerini della Festhalle di Francoforte in vista dei prossimi concerti nel Regno Unito.

Mark Hoppus: “In qualche modo i blink sono rinati in un modo che non ci saremmo mai aspettati”

Mark Hoppus ha spiegato come si sente dopo tutti questi anni di carriera nei blink-182.

È un’avventura fantastica. Molto più lunga e fantastica di quanto abbia mai sognato.

Mark Hoppus ha motivato la continuazione dei blink-182 dopo il secondo addio di Tom DeLonge.

Non c’era nessuna parte di me che voleva dire: “Quindi è finita”. Sentivo che avevamo altro da dire e altro da fare. Amo questa band e tutto quello che ho sempre voluto fare è suonare nei blink-182, suonare con i miei amici e divertirmi. Mi ritengo fortunato ad averlo fatto per tutto il tempo che l’ho fatto.

Mark Hoppus elenca i momenti più alti della carriera dei blink-182, che agli inizi puntavano al sold out di un «club punk-rock sporco e figo» da 1200 posti a San Diego.

Sentire M+M’s alla radio a San Diego per la prima volta, quando Dude Ranch ha raggiunto il disco d’oro [500.000 vendite] è stato grandioso, [il successo di] Enema of the State è stato surreale...

Mark Hoppus ha ricordato gli inizi della carriera dei blink-182.

Realizzavamo le nostre cassette. Fotocopiavamo la copertina. Io la tagliavo e la inserivo nella custodia con mia mamma, mia sorella e amici nel nostro soggiorno. Poi guidavo verso i negozi di dischi locali e le davo in consegna in conto vendita. Ci andavo ogni fine settimana. All’improvviso gli album non erano più lì. Pensavo: “Aspetta, non conosco nessuno che li abbia comprati, quindi vuol dire che che qualcuno che non conosco sta comprando il nostro album...” È stato un vero shock.

Mark Hoppus ha poi pensato ai momenti più bassi della carriera dei blink-182.

È stato poco prima che Tom ha lasciato la prima volta. Ogni singolo concerto avevamo queste terribili discussioni nel backstage. Suonavamo in posti giganti, la band aveva successo, ma eravamo solo dei miserabili che si urlavano dietro. Era terribile — terribile per tutti — ed era una dicotomia, perché dietro le quinte c’era molta tensione, rabbia e antagonismo, ma uscivamo e c’erano 12.000 persone che aspettavano di sentire suonare la nostra band. Non riuscivo a capire come la band potesse avere così successo ed essere così disfunzionale allo stesso tempo.

Dalla rottura del 2015 Mark Hoppus ha parlato di persona con Tom DeLonge solo una volta e si sono scambiati un paio di messaggio «un anno fa», ma non c’è animosità e crede che sia stata meno dura questa volta rispetto alla prima, «forse perché ci siamo già passati».

Sta facendo le sue cose, noi stiamo facendo le nostre cose con i blink e sta andando bene. Penso che il tempo del risentimento sia finito.

Mark Hoppus ha parlato dell’entrata nei blink-182 di Matt Skiba al posto di Tom DeLonge.

È stata la prima e unica persona con cui abbiamo parlato. È un grande amico, un grande compagno di band, un grande cantautore, un grande cantante. È un momento entusiasmante. E in qualche modo i blink nel 2016 e nel 2017 sono rinati in un modo che non ci saremmo mai aspettati. Le conversazioni che avevamo [durante la realizzazione di California] erano introspettive, conversazioni oneste su ciò che è questa band per noi, su ciò che è importante per essa. Forse questo è il motivo per cui questa ricostruzione è stata più facile della prima volta.

Il giornalista ha chiesto a Mark Hoppus se Tom DeLonge potrebbe tornare nella band se volesse.

Non lo so. Questa è una conversazione difficile... Non lo so.

Mark Hoppus ha svelato cosa ha imparato in quasi tre decenni nei blink-182.

Godersi ogni secondo.

Io e Travis siano sempre stati assieme nella buona e nella cattiva sorte, quasi dal primo giorno. Il suo incidente è stato un evento gigantesco che ha fatto riflettere, penso che valga per tutti, su ciò che era importante nella vita — sicuramente vale per me.

Mark Hoppus ha concluso l’intervista spiegando che cosa sono per lui i blink-182.

Il divertimento è ciò che amo, questo è quello che ho bisogno dai blink. È angoscia, rilascio di energia e problemi della vita; uscire con gli amici. Ci saremmo potuti allontanare nel tramonto con quello che avevamo fatto in precedenza. Nessuno di noi due lo voleva. Amo questa band.

Classifica degli album dei blink-182 secondo Mark Hoppus

  1. California
    È al primo posto perché è il nuovo disco e ne sono molto orgoglioso. Penso che abbiamo riportato tutto ciò per cui sono famosi i blink-182. Lo abbiamo scritto in un crogiolo di energia feroce nello studio, lavorando dalle nove di mattina fino alle due di notte, con tutti che continuavano a proporre idee senza pausa, scrivendo tre canzoni al giorno.
  2. blink-182
    Questo è stato l’opposto. Ci è voluto un anno per realizzarlo ed è stata una sperimentazione gigantesca. Abbiamo scomposto le canzoni, analizzato tutto, provato ogni idea. Amo quel disco per la sua creatività e per averci portato fuori dal solito modello di lavoro.
  3. Enema of the State
    Penso che questa era una dichiarazione su ciò che sono i blink-182. Era pazzesco, essere su MTV tutto il tempo, essere molto alla radio e improvvisamente suonare davanti a molte più persone. Sicuramente abbiamo avuto una traiettoria più grande da Enema of the State, ma abbiamo costruito verso quel punto.
  4. Take Off Your Pants And Jacket
    È stato il nostro primo passo di prova verso l’evasione da ciò che pensavamo fossero i blink-182. Avevo mostrato un’idea a Travis e ho detto: “Ecco una melodia, mi immaginavo che la batteria potesse fare...”. Ha annuito e poi ha portato la canzone in un posto fantastico.
  5. Dude Ranch
    Questo è stato molto divertente. Su questo abbiamo imparato a scrivere le canzoni. Pensavo che, dopo che Cheshire Cat era andato bene e avevamo firmato con la MCA, fossi in grado di potermi pagare da solo la caparra per una casa. Questo quando ho pensato: “Beh, riesco a sopravvivere con la musica, è molto cool”.
  6. Cheshire Cat
    Un giovanile impertinete “vaffanculo” al mondo. Abbiamo tenuto giù la testa e fatto le nostre cose [agli inizi di carriera]. Non avevo mai pensato che potessimo raggiungere il successo, ma siamo stati molto fortunati che sia successo.
  7. Neighborhoods
    Credo di averlo messo per ultimo perché lo avevo completamente dimenticato quando mi è stata fatta la domanda, quindi questo dovrebbe voler dire qualcosa. Continuo ad amare questo album ed era un momento di ricostruzione, ma registrare separatamente ha svigorito un po’ l’immediatezza che è molto importante.

Matt Skiba: “Gli Alkaline Trio sono stati la mia famiglia per 20 anni. Non saranno rimpiazzati”

Matt Skiba ha raccontato del suo stato mentale caotico durante i lunghi tour con i blink-182 e, in passato, con gli Alkaline Trio.

Mi sono svegliato e mi sono detto: “Oh, sono a Francoforte”. Il mio primo pensiero è stato: “Ieri sera il concerto è stato grandioso, è una bella giornata là fuori...” Poi ho chiuso gli occhi ed ero un disastro. Non me ne ero neanche accorto.

Sono una tempesta elettrica. I miei amici direbbero: “Si allena come se fosse una persona Zen, ma è un fottuto pazzo”. Questo è il motivo per cui ho bisogno di quiete e calma, perché è un disastro al piano superiore.

Matt Skiba fa meditazione trascendentale e ha spiegato qual è la differenza con Travis Barker.

Travis si esercita, lascia fuori le cose, quello è meditativo. Per me, scrivere, registrare, farmi un giro in moto o farmi una passeggiata sono una forma di meditazione. Io e Travis siamo due spiriti affini in questo. Penso che io abbia più disturbi ossessivi-compulsivi e dell’attenzione, so chi sono. Non me ne frega un cazzo... Venti minuti di meditazione sono come otto ore di sonno. Mi tengono calmo.

Matt Skiba ha parlato del suo stile negli Alkaline Trio.

Con gli Alkaline Trio e quello stile catartico di scrittura, non l’ho fondata per essere una band fantastica. È una band punk, un veicolo di emozioni vere. Ci sono storie vere, una narrazione. Con i blink non è diverso, ma non può essere troppo come gli Alkaline Trio.

Matt Skiba ha raccontato della sua entrata nei blink-182 al posto di Tom DeLonge.

C’erano dei dubbi? Oh sì. Quando Mark e Travis mi hanno chiesto di unirmi, ho pensato: “Funzionerà veramente?” Quel dubbio è durato solo un paio di minuti. Mi ricordo che ho pensato: “Se pensano che posso farlo, allora posso farlo”. Così il dubbio mi ha dato un modo per imparare... Una delle differenze nell’unirsi alla band di qualcun altro è che voglio fare veramente un lavoro grandioso con ogni canzone. Ogni notte ricordo dove ho sbagliato.

Per molto tempo mi sarei definito perfezionista, ma attraverso la meditazione si diventa consapevoli di sé. Porta via le stronzate. Oggi ho meditato per questa intervista. Non è stressante e non lo sarebbe stato altrimenti, ma mi aiuta a scegliere le parole con cautela. Mi aiuta a frenarmi.

Matt Skiba ha parlato del suo futuro nei blink-182 e ha risposto al possibile ritorno di Tom DeLonge nei blink-182.

Voglio dire, tutto può succedere. Non voglio portare iella.

Non ho niente da dire. Io e Tom siamo sempre stati amichevoli, credo — conoscenti amichevoli. Mi sto concentrando sul mio ruolo nella vita e, in un senso più piccolo, sul mio ruolo nella band. Il suo ruolo nella band è a metà tra lui e i ragazzi. Ho mai parlato con Tom? Oh no, no.

Matt Skiba ha parlato del futuro degli Alkaline Trio.

Gli Alkaline Trio sono stati la mia famiglia per 20 anni, quindi non saranno rimpiazzati. Siamo in pausa, ma in questo momento stiamo facendo dei piani. Per ora non voglio dire nulla. Faccio una cosa alla volta.

[Essere nei blink-182 e negli Alkaline Trio] è come trovare la pentola di fotturo oro due volte. Sono una famiglia speciale che non pensavo avrei trovato due volte nella mia vita. E le band sono come i matrimoni, sono complicati, non funzionano sempre. Sono fortunato ad avere entrambe.

Motor Head

Amo le motociclette. Sono un purista della Ducati e non mi troverete manco morto su qualcos’altro. Sicuramente mi piacciono altre moto, come le Triumph, ma c’è qualcosa con le Ducati. Gli italiani hanno questo stile con le auto e le moto, come Ferrari e Ducati. Tutto il resto può farsi fottere. Mi piacciono diversi tipi di cose, ma con le motociclette, finchè sono italiane, non ci penso due volte. Tutte le cose migliori vengono dall’Italia. Amo le ragazze italiane, amo la cultura e il cinema italiano e i grandi italiani — i pittori.

Quando è iniziata l’ossessione? Da ragazzino, con i film di James Bond. Amo le vecchie café racer [che venivano usate] quando venivano realizzati i film di Bond negli anni ‘60 e ‘70 e [il famoso regista italiano Federico] Fellini aveva tutte quelle automobili e motociclette. Ho tre motociclette, due Ducati e una Triumph, che sta a casa di un mio amico. Non la guido nemmeno. L’ho comprata e non mi piace, perché non è una Ducati. Non ha lo stesso suono e non sembra la stessa cosa.

Sono un geek e lo amo. A causa delle motociclette ho iniziato a interessarmi ai Gran Premi. Ho anche indossato una maglietta di Le Mans l’altro giorno durante un concerto in Francia. Sono un coglione. Tutte le mie chitarre hanno su Ducati... È su tutto! Qualche ragazzo guardando dall’esterno dice: “Cos’è questa cosa delle motociclette? È come la NASCAR...” Io rispondo: “Come osi? Cazzo, non ha nulla a che fare con la NASCAR; ha due ruote, non quattro!

Travis Barker: “Probabilmente non sarei sobrio se non fosse stato per l’incidente...”

Travis Barker ha parlato delle sue dipendenze e di come le ha superate dopo l’incidente aereo grazie alla sua famiglia.

Sono dipendente alle droghe. Sono dipendente in ogni modo. Se mi dai una sigaretta, mi compro una stecca di sigarette. Se mi dai una pillola, sono fuori sulla strada a cercare pillole. Se mi fumo una canna, vado a comprarmi una libbra di erba.

Dal momento in cui mi sono innamorato della corsa devo correre tutti i giorni... Ma mi allenavo così da poter suonare la batteria senza stancarmi.

Facevo molte brutte cose al mio corpo e poi correvo sei miglia.

La mia famiglia era tutto. Dopo il mio incidente non ho fatto nessuna riabilitazione, non facevo nulla. Stavo a casa tutti i giorni con i miei figli. Sapevo che dovevo essere un esempio, far veder loro come superavo quello che avevo passato.

Travis Barker ha spiegato come è stato riprendere la sua vita normale senza le sue dipendenze.

Pensavo: “Cazzo, il mio rituale giornaliero di fumare un paio d’ore prima di un concerto, tutte le cose che facevo di solito, non ci sono più”. È stato strano reimparare.

Facevo tante cose sotto pressione [prima di smettere]. Ricordo uno show di AOL con [il rapper americano] The Game, ma avevo rotto il braccio. Mi ero presentato e gli avevo detto che non potevo suonare. Mi ha risposto: “No, tu suonerai, bastardo. So che puoi farlo... Andiamo su e fumati una canna.” Ho fumato una canna, sono andato sul palco ed è stato fantastico. Ma, se fossi stato sobrio, non ci sarebbe stato modo. Quindi è stato un viaggio solo imparare ad affrontare situazioni come quella senza il coraggio della droga.

Travis Barker ha ricordato uno dei tanti episodi che lo hanno aiutato a combattere le sue dipendenze. Durante il tour europeo 2007 dei +44 soffriva perché aveva un braccio rotto, doveva suonare con un braccio solo, prendeva delle pillole e non ce la faceva più a continuare il tour.

Sono andato un paio di giorni in riabilitazione, che non ha funzionato in quel momento, ma almeno mi ha cambiato il punto di vista in maniera positiva.

L’anno seguente c’è stato l’incidente aereo che ha cambiato la vita a Travis Barker.

[Nei mesi in ospedale] pensavo a delle cazzate... Molti sanno che che cercavo di trasferire dei soldi a gente che conoscevo per farmi uccidere. Ero fuori di testa.

È triste che sia dovuto accadere questo, ma probabilmente non sarei sobrio se non fosse stato per l’incidente.

Ora Travis Barker pensa alle cose positive della sua vita.

Ho una famiglia fantastica, una carriera fantastica. Riesco a fare tutto ciò di cui sono appassionato. Non penso alle cose con il senno di poi. Vivo il momento e sono presente.

Non sono un buddista, non faccio yoga, non medito, ma ho la testa sulla batteria. È come la meditazione. Non so per nulla cosa faccia il mio corpo. Se iniziassi a pensarci, probabilmente sbaglierei tutto.

Non ripenso molto ai miei 18 anni nei blink-182. Vivo il presente. Non mi siedo a rimuginare sul passato o a pensare a cosa succederà domani. Non guardo il mio programma quando vado in tour. Mi rifiuto di farlo. Rovinerebbe il mio treno di pensieri.

Anche quando è entrato a far parte dei blink-182, Travis Barker non ha avuto molto tempo per pensare.

Mi sono tuffato nella situazione. Non c’è stata molta riflessione.

Ritorno dei Box Car Racer?

È pazzesco che sia successo 15 anni fa. Amo quell’album. Eravamo al Pop Disaster Tour con i Green Day. Avevamo degli amplificatori pronti nel mio camerino, perché suonavo tutto il giorno e avevo anche una batteria completa. Così Tré [Cool] entrava e suonava, Billie Joe [Armstrong] entrava e suonava e Tom diceva: “Ehi, bastardi, voglio suonare”. Gli rispondevo: “Vieni quando vuoi, vieni a suonare”. Gli ho fatto sentire [la band post-hardcore] Quicksand ed era sbalordito dal loro sound. Diceva: “Amo questa roba, non avevo mai amato nulla di heavy prima”.

Abbiamo iniziato ad improvvisare nel camerino e poi ha detto: “Dovremmo registrare queste canzoni, non so cosa ci faremo”. Poi siamo andati in studio a registrare un album dei Box Car e la MCA voleva produrlo. Poi abbiamo fatto un tour in cui eravamo gli headliner. È stato pazzesco. Non lo ascoltavo da un po’, ma qualcuno mi ha mandato un video su qualche social network. È un grande album. Amo molte sue cose. Amo la parte di Tim Armstrong; There Is era molto buona. Era fantastico. Molto cool per quel momento...

Tom ha questa idea di fare di nuovo i Box Car Racer. Vorrei fare altre cose con i Box Car Racer? Non lo so. Non vorrei incasinare con le dinamiche di questo progetto le cose grandiose che sono ora con i blink.

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