Tom DeLonge: "I blink-182 sono nel mio DNA"

San Diego Union Tribune ha intervistato Tom DeLonge durante l’evento dedicato a Sekret Machines di una settimana fa e, oltre dei vari progetti della To The Stars, ha parlato anche dei blink-182.

Tom DeLonge ha spiegato che il film di Strange Times è un po’ autobiografico.

Quella era la mia vita — skateboard e musica! E, ad oggi, mi piacerebbe continuare ad andare in skateboard. Guardo gli skateboard e mi piacerebbe salirci, ma mi romperei il collo!

Il film parla di North County e San Diego e sarà girato soprattutto qui, sulla Highway 101 di Encinitas. Encinitas andrà sul grande schermo! È un film sulla crescita, un film in cui Spielberg incontra John Hughes, ma vietato ai bambini. Sarà molto divertente, ma spaventoso, e accennerà a com’è crescere qui.

Peter Levenda, che era presente all’evento e ha scritto il libro Sekret Machines: Gods, ha raccontato di come ha iniziato a lavorare con Tom DeLonge.

Tom infrange lo stereotipo della rock star con il suo avido interesse e con tutte le ricerche che ha fatto.

Abbiamo avuto una lunga conversazione prima che ci incontrassimo a una convention sugli UFO a Phoenix nel 2015. Quando mi ha telefonato la prima volta e ha detto di essere “Tom DeLonge dei blink”, pensavo che fosse uno scherzo. Poi mi ha spiegato il tipo di progetto a cui stava lavorando e sembrava molto affascinante.

Tom DeLonge ha parlato del progetto Sekret Machines che era l’argomento centrale dell’evento svolto nella sede della To The Stars.

Quando si guarda al fenomeno degli UFO, comprende religione, fisica, segreti governativi, archeologia, cosmologia e molte altre cose.

Quindi per avere una conversazione su come questo argomento — gli UFO — abbia interessato tutti i rami della verità, dobbiamo iniziare con l’idea di dei antichi e le mitologie che rappresentano che forse non erano mitologie. E poi dobbiamo guardare a come l’uomo lo ha affrontato dalla Seconda Guerra Mondiale. Voglio che la gente abbia i fatti. Fare libri di finzione e non è il meglio di entrambi i mondi...

Non si parla di atterraggi, abduzioni o di vedere qualcosa nel cielo — ci sono migliaia di libri che lo fanno. Si parla di come lo comprendiamo, dove andremo nel futuro e di capirlo per la prima volta nella storia dell’uomo. Non ha molto senso qui e ora, ma lo avrà tra qualche anno vedendo il film e il documentario.

Tom DeLonge ha risposto alla domanda di cosa lo ha portato a studiare gli UFO e se gli è successo qualcosa da bambino.

Non che io sappia. Posso pensare a qualche volta che potrebbe essere successo qualcosa. Ma non posso indicare un caso specifico di luci che galleggiavano nell’aria nella mia camera da letto o di me che volo in giro. Ho un momento che è successo nel deserto (nel 2014) che è molto specifico, ma non da ragazzino.

Più si impara di questo argomento, più si capisce che ha molto a che fare con la consapevolezza e con il modo con cui si può manipolare la consapevolezza. Quindi, da qualche parte, potrebbe esserci stato qualcosa in me che mi ha fatto iniziare questa conversazione.

Tom DeLonge ha spiegato di come la gente lo consideri un pazzo ad aver lasciato i blink-182 per fare ciò che sta facendo ora.

Mi ricordo che dicevo alla gente che questo è quello che volevo fare e pensavano che fossi pazzo.

Probabilmente è iniziato intorno al periodo che mi sono separato dai blink. Ero già in contatto con tutti questi autori per iniziare, quindi dovrebbe essere il gennaio del 2015 quando è andato tutto a puttane.

Su un possibile ritorno nei blink-182 Tom DeLonge ha detto...

I Blink sono nel mio DNA. Parlo un po’ con Travis e stiamo cercando di capire come e quando [NdR.: un’eventuale riunione] possa aver senso.

Non me ne sono andato via [NdR.: permanentemente]. Hanno qualcuno che sta facendo il mio lavoro per me. Semplicemente sono troppo occupato. Se volessi, potrei tornare in una manciata di giorni.

Continuo a possedere la band, anche se Mark e Travis possiedono tutto ciò che è relativo ai blink.

Tom DeLonge ha ricordato gli inizi della sua carriera musicale a San Diego.

Guardavo con ammirazione i Rocket From The Crypt e anche ai lontani Sprung Monkey, che suonavano al SOMA e sembravano così grandi. Avevano 1000 persone ai loro concerti! I Fluf, con O, erano come dei nobili musicali. Tanner e Drive Like Jehu erano i veri musicisti di San Diego.

E c’eravamo noi con i capelli blu. Sapevamo a malapena suonare i nostri strumenti e facevamo più battute che canzoni! Eravamo la pecora nera ovunque andassimo. Non ci volevano neanche alla Cargo Records, così hanno creato questo nuovo marchio, Grilled Cheese.

Il tizio che possedeva la Cargo ha scommesso seriamente che avremmo venduto solo 3000 dischi, in totale, per sempre. Non gli piacevamo, ma a suo figlio sì. Così hanno scommesso. E, fortunatamente, lo abbiamo battuto. Abbiamo venduto 3012 dischi!

Alla domanda se gli mancassero i blink-182, Tom DeLonge ha risposto così...

Oh, sì, mi manca la relazione che avevamo, la crescita e i momenti pazzeschi. Ma non mi manca la routine. Ogni band ha una routine, ma devi amarla moltissimo per tollerare la routine.

E essere in tour era un routine. Non lo amavo abbastanza; era un disagio troppo forte per me. E suonare le stesse canzoni ogni sera e muovere il tuo corpo [NdR.: nello stesso modo] con la chitarra, sembrava come far finta. “Ecco ancora la stessa canzone — 1, 2, 3, 4!” Mi sentivo come un robot.

Quello è stato il momento che ho detto: “Ho bisogno di una pausa”. Ma ora la routine di annunciare ciò che annunceremo molto presto e realizzare questi libri e il film è fantastico! È di gran lunga la cosa più grande che abbia mai avuto nella mia vita. È molto più grande di qualsiasi cosa abbia mai fatto con la band.

È entusiasmante e stressante, non solo per la sua enormità, ma per ciò che so.

Partendo dagli incontri con John Podesta svelati da WikiLeaks, Tom DeLonge ha raccontato dell’annuncio che arriverà nei prossimi mesi che include scienzati e ufficiali attuali e passati del governo degli Stati Uniti.

Ti garantisco che, dopo che lo avrai sentito, leggerai tra le linee e mi vorrai incontrare il giorno seguente. Penso che sia così importante. Lo annunceremo nei prossimi 60 o 90 giorni.

Cosa annuncerò? Non posso dirtelo. Penso che sia un’opportunità di interessare il mondo in una maniera molto grande con ciò che ci stiamo preparando a fare.

La mia notorietà mi ha aperto le porte. Ma ho imparato a comunicare in un modo che ispira riflessione e considerazione. E lo faccio con estrema umiltà e rispetto per le persone con cui parlo.

Ho creato qualcosa che è utile, che so che hanno bisogno. Non mi guardano come un musicista, mi guardano come un artista con un forte senso del business e con un’abilità rara nel comunicare grandi cose in un modo che, si spera, attragga i millennial.

Non ne voglio parlare ora. L’annuncio che faremo — e in cui sarò coinvolto — risponderà a molte domande, per quanto riguarda quello che ho fatto, della malizia di ciò che ho fatto...

Penso che la gente capirà che ho sempre detto la verità.

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