Mark Hoppus ha parlato del successo di Enema Of The State e del rapporto con i fan sui social network per il premio di Rock Sound Icon 2019

Dopo le prime tre parti (prima, seconda e terza) sono uscite altre due parti dell’intervista a Mark Hoppus per il premio di Rock Sound Icon 2019.

Nella quarta parte dell’intervista Mark Hoppus ha parlato di come Enema Of The State abbia portato i blink-182 alla ribalta, nonostante non abbiano mai pensato di poter lasciare un segno nel mondo o nella cultura in generale.

Onestamente? Non ho mai pensato che saremmo stati visti come una band che avrebbe cambiato il mondo! Come Blink abbiamo sempre voluto uscire là fuori, suonare musica veloce e divertirci sperando che qualcuno sarebbe venuto ai nostri concerti! Il nostro più grande obiettivo nella vita era di fare il tutto esaurito in questo piccolo club di San Diego [il Soma] dove andavamo a vedere le band punk rock. Quando abbiamo fatto il tutto esaurito in quel posto, pensavamo di avere sfondato. Quindi partire da quello e continuare a farlo decenni dopo, suonare negli anfiteatri e avere dischi nella Top 10, è veramente assurdo.

Mark Hoppus ha descritto alcuni momenti che hanno rappresentato quel periodo di successo dei blink-182.

Era decisamente pazzesco. Un attimo prima dormivamo sul pavimento delle case delle persone quando andavamo in tour e un anno dopo circa andavamo agli MTV Video Music Awards e Puff Daddy entrava nel nostro camerino a chiederci se avevamo dello champagne che poteva prendere! Siamo partiti dal suonare in questi piccoli club e siamo arrivati a suonare in questi posti giganteschi, andare alle premiazioni ed essere la band di apertura e poi sedersi a fianco di Jay-Z. Siamo stati trasmessi alla radio, poi andavo in un negozio e la nostra musica veniva suonata attraverso l’impianto audio. Venivamo riconosciuti in una piccola città in Italia... era un periodo molto surreale.

Secondo Mark Hoppus, i blink-182 hanno affrontato abbastanza bene l’arrivo del successo.

Effettivamente è stato figo. Credo che in un certo modo non eravamo pronti, semplicemente perché non avevamo mai pensato che sarebbe potuto succedere. Ma in generale ci siamo adattati piuttosto bene. Non penso che qualcuno di noi sia andato troppo oltre e tutte le persone che si avvicinavano a noi erano molto calme e ci dicevano delle belle cose. È stato costruito su delle buone fondamenta di duro lavoro e di cercare di scrivere le cose migliori che potevamo. E c’è stata anche un po’ di fortuna!

Nella quinta parte dell’intervista Mark Hoppus ha parlato di come si rapporta con i fan sui social network.

Personalmente ho sempre odiato l’immagine pubblica da rock star per me stesso. Come band non ci siamo mai voluti mettere su un piedistallo sopra al pubblico per essere proclamati e lodati da tutti. Con i blink è sempre stato: “È una festa e tutti sono invitati. Siamo qui, voi siete qui, connettiamoci in qualche modo e divertiamoci. Cantiamoci le canzoni a vicenda, divertiamoci ai concerti”. Mi diverto molto sui social network a essere me stesso e a essere sciocco, pubblicando pensieri a caso qui e là, piuttosto che avere qualcosa del tipo “guardate quanto sono figo”, perché comunque non è come sono io.

Mark Hoppus cerca di trattare con gentilezza le persone sui social network, perché l’umore generale è tossico.

Sì, non ho mai capito la mentalità di certe persone. L’unica ragione per cui facciamo quello che facciamo e abbiamo le vite che abbiamo è perché le persone ascoltano la nostra musica, comprano i nostri album, vengono ai concerti e ci supportano. Quindi non capisco perché la gente dovrebbe essere noiosa con le tante persone che li supportano. Mi sembra così assurdo. Sono grato per ogni album venduto, per ogni canzone ascoltata, per ogni volta che vedo qualcuno che ha una nostra maglietta. Mi rende felice.

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