Mark Hoppus ha parlato della sua carriera, delle sue influenze e del potere della musica per il premio di Rock Sound Icon 2019

Mark Hoppus è stato intervistato da Rock Sound dopo aver ricevuto il premio di Rock Sound Icon 2019.

La prima parte dell’intervista si è soffermata sulla carriera di Mark Hoppus.

Mark Hoppus ha parlato dei vantaggi della celebrità e del successo.

Qualche volta si deve fare un passo indietro ed essere sbalorditi dell’assoluta assurdità della celebrità. La stranezza di tutto. Eravamo solo dei ragazzini di periferia che andavano in skateboard e improvvisamente uscivamo con le stelle del cinema alle feste e alle anteprime dei film. È strano, ma la mia parte preferita di essere a questo livello di successo, qualunque cosa sia, è lavorare con persone che ti ispirano ulteriormente e che ti spingono creativamente. Lavorare in studio e parlare con persone che hanno idee molto cool.

Non avrei mai pensato nemmeno dopo un milione di anni di arrivare al livello in cui collaboriamo con Pharrell Williams, ma ci siamo arrivati. È fantastico ed è cool lavorare con altri artisti, fotografi, registi, videografi che fanno cose all’avanguardia. Questo è probabilmente il più grande beneficio del successo, lavorare con loro e ascoltare le loro idee, avere loro che ti spingono ed essere in grado di spingerli. Un po’ di tempo fa stavamo lavorando a una canzone con Pharrell e poi il giorno seguente Pharrell stava lavorando a una canzone con Lil Uzi, che ha sentito la canzone a cui stavamo lavorando e ha detto: “Oh, voglio farne parte”. Quindi si è unito al lavoro sulla canzone ed è diventata una collaborazione molto cool. Mi piacciono quel tipo di cose.

Mark Hoppus ha descritto ciò di cui è più orgoglioso della sua carriera.

Direi che sono soprattutto orgoglioso della mia band. Sono il più grande fan dei blink-182 e sono orgoglioso di dove abbiamo cominciato. Sono orgoglioso di dove siamo oggi. Ci sono alcune canzoni e alcune cose che riguardo ed è come vedere foto di se stessi a 13 anni. Pensi: “Oh, come ero sciocco a quei tempi”. Ma questo è ciò che si era a quei tempi! Sono molto orgoglioso che la nostra band continui a scrivere musica che la gente ascolta, a cui reagisce e si connette.

Il vecchio Mark Hoppus come vedrebbe il Mark di oggi?

Spero che il vecchio Mark sia orgoglioso di me. Non ho mai voluto fare un solo stile musicale, voglio solo scrivere le migliori canzoni possibili e fare sempre cose fighe. Quindi... spero che mi piacerei!

La seconda parte dell’intervista parla delle influenze musicali di Mark Hoppus.

Mark Hoppus come si vede da artista influente nella musica alternativa?

In un modo come se non lo fosse affatto! Continuo a pensare di me stesso come a un tizio in una band che fa fatica a scrivere le migliori canzoni che può.

Mark Hoppus ha elencato gli artisti che lo hanno influenzato di più da adolescente.

Robert Smith e The Cure hanno probabilmente ispirato di più il mio modo di scrivere le canzoni. Quando stavo crescendo e stavo iniziando ad appassionarmi di musica, The Cure e poi i Descendents erano le maggiori influenze per me su tutto, dal modo in cui scrivo i testi fino alle melodie. Tutto torna a quegli artisti. Penso che la musica possa connettere le persone a ciò che sono e, quando si trova un artista o una band che senti che sta parlando a ciò che si è e alle proprie esperienze, questa connessione è sempre molto forte. È davvero incredibile il potere della musica di parlare a queste cose. Ci sono canzoni che qualcuno ha scritto che possono definire una certa estate della propria vita, una rottura con qualcuno o diventare qualcosa da ascoltare quando si vuole uscire a conquistare il mondo. È una cosa piuttosto incredibile.

Per Mark Hoppus la musica era un modo per evadere dalla piccola cittadina in cui viveva da adolescente.

Oh assolutamente. Sono cresciuto in una piccola cittadina nel mezzo del deserto della California, lontana ore di viaggio da qualsiasi grande città. Per noi avere la possibilità di andare a Los Angeles, entrare in un grande negozio di dischi, trovare tutti quegli artisti alternativi e quelle band punk rock, musica che non avevamo mai ascoltato prima e poi tornare nella nostra piccola cittadina a scambiarci le cassette era molto figo.

La più grande collaborazione che ha fatto Mark Hoppus?

Qualcosa come avere Robert Smith in All Of This nell’album Untitled, averlo in una delle nostre canzoni? Quello è stato un momento grandioso della mia vita. Abbiamo anche suonato a uno spettacolo di MTV Icon per i Cure e suonare una canzone dei Cure per lui? Era surreale.

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