Mark Hoppus e Alex Gaskarth sui Simple Creatures: "È come se fosse un grande dito medio"

Mark Hoppus e Alex Gaskarth sono stati intervistati da Alternative Press per parlare dei Simple Creatures, delle loro nuove canzoni e di come saranno i concerti. Mark ha parlato anche di blink-182 e +44.

Mark Hoppus ha spiegato che i Simple Creatures e i +44 sono due cose diverse.

Sono due cose diverse. Ovviamente i +44 eravamo io e Travis che volevamo continuare a fare della musica assieme dopo che Tom ha lasciato i blink e i Simple Creatures siamo più io e Alex che vogliamo fare qualcosa di diverso rispetto alle nostre band principali. Sono simili nel modo in cui entrambe sono arrivate in un momento personalmente strano per me, ma sono l’opposto rispetto a ciò che stavo cercando di fare.

Mark Hoppus ha raccontato ancora come inizialmente volesse registrare un album con alcuni amici, ma dopo aver contattato Alex Gaskarth non ne ha chiamati altri. Alex ha aggiunto che, dopo aver lavorato assieme a un paio di idee, ha detto a Mark e al loro manager Gus Brandt che secondo lui erano diventati una band.

Le prime cose che hanno registrato assomigliavano ai blink-182 e agli All Time Low, quindi hanno deciso di ricominciare da capo lavorando in maniera opposta a come lavorano di solito con le loro band principali.

Cosa vi è piaciuto di più di “Drug”?
Alex Gaskarth: La cosa più entusiasmante di “Drug” è che sembra come un grande dito medio. È sfacciata, dozzinale, sensuale, rozza, fangosa e strana. È come se avesse sposato le nostre origini — arrivare dal pop punk e dal punk rock e la loro mentalità — con queste nuove sensibilità rozze che stiamo iniziando a creare. Amo che sia sfacciata e abrasiva. I “na na” sono diventati le cheerleader dell’intero gruppo. Il coro di “na na” sono il nostro dito medio a ciò che tutti si aspettano. Era come dire: “Ciao, fanculo. Facciamo quello che vogliamo”. [Ride]
Mark, l’era di California dei blink ha visto la band entrare in un uno spazio in cui ha collaborato con molti autori e voci esterni che hanno contribuito creativamente. Storicamente non lo hai mai fatto con i blink. Come ti sei avvicinato a questo approccio collaborativo alla scrittura?
Mark Hoppus: Il modo in cui la musica è stata scritta, registrata, distribuita e consumata è completamente differente rispetto a quando i blink hanno iniziato. Allora eravamo solo noi tre nello studio delle prove a scrivere canzoni, lanciare delle idee per settimane e mesi prima di registrare l’album. Quando entravamo in studio, era solo questione di prendere ciò che avevamo scritto e tradurlo su nastro. Adesso, con i registratori a nastro che non ci sono più, l’avvento di Pro Tools e la disponibilità dell’attrezzatura per registrare, è possibile registrare un album in garage. Il modo in cui scriviamo le canzoni è completamente diverso ora. È iniziato con il disco Untitled; non avevamo nulla di scritto quando siamo andati a registrare. Avevamo qualche idea e ci lavoravamo in studio mentre registravamo ed ecco come siamo arrivati ad oggi. Questo si è trasformato nell’avere altri autori in studio che danno delle idee.

Personalmente mi piace scrivere con altre persone, perché non ho mai avuto la sensazione che gli altri artisti abbiano sminuito ciò che ho messo sul tavolo. Se fossi rimasto da solo, avrei sempre utilizzato dei tempi, ritmi e modelli simili. Avere qualcuno in studio che dice “Cosa ne pensi di questo?” e che mi spinge fuori dai soliti schemi è molto prezioso.
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Quali era i punti di contatto musicali nello studio? Ho sentito qualcosa che ricorda i Cure in “Adrenaline” ma sono curioso degli altri riferimenti condivisi.
Alex Gaskarth: Sembrava come se avessi detto Cher, che è fantastico. Quindi ora mi riferirò a Cher. [Ride.] I Cure sono uno dei grandi; siamo entrambi grandi fan. Ma “Adrenaline” è più new wave. Veramente, ha più quella granulosità dei progetti come Nine Inch Nails e Kitten and Bones dal Regno Unito: sposare le sensibilità di musica basata sul ritmo con chitarre che suonano orribili perché sono distorte e passano attraverso un pedale. Fare tutto nel modo in cui non si dovrebbe fare. Invece che passare un’ora a impostare un amplificatore per trovare il tono perfetto, colleghiamo le cose agli amplificatori della tastiera e impostiamo la cassa.
Entrambi avete avuto a che fare con musica pop patinata con grandi budget per la maggior parte delle vostre carriere. Qui è meno importante la confezione e più l’idea della canzone stessa.
Alex Gaskarth: Assolutamente ed era la parte più divertente. Si trattava di tirare fuori le idee nella maniera più grezza possibile e senza pensarci troppo. Non abbiamo detto: “Ehi, non è perfetta. Registriamola altre cinque volte”. Molto di ciò che abbiamo messo giù al momento è andato direttamente nel disco e penso che questo renda il suono divertente. Lo abbiamo prodotto nel modo in cui si scrivono le canzoni pop, ma è stato fatto in un modo così grezzo e organico che sposa perfettamente le due sensibilità. Non penso che fosse una cosa intenzionale. Ci siamo più o meno detti: “Queste demo sembrano canzoni finite. Lasciamole così”.
“Lucy” è sicuramente la canzone più atipica dell’EP. Com’è stata la sua genesi?
Mark Hoppus: Quella canzone è nata con me che ho preso un basso e ho improvvisato qualcosa. Zakk [Cervini, il produttore] e Alex stavano parlando e Zakk si è girato e mi ha chiesto cosa stavo suonando. Gli ho risposto: “Non ne ho idea”. Poi lui ha detto: “Registriamolo”. Abbiamo collegato il basso senza amplificatore a un pedale microsynth e direttamente al computer e abbiamo iniziato a scrivere. Mentre stavamo scrivendo il testo ho chiesto a Zakk della sua ragazza, che si chiama Lucy. Ho detto: “Quando vi sposerete? Quando renderai Lucy una donna rispettabile?” Lo stavo prendendo in giro per la sua ragazza e sullo sposarsi. Poi abbiamo preso questa frase e abbiamo costruito questa narrazione su una rapina andata male.
Come sta venendo il live set? Avrà sicuramente un’atmosfera diversa visto che siete solo voi due senza un batterista.
Mark Hoppus: Stiamo lavorando agli ultimi dettagli, ma è molto divertente suonare strumenti diversi, posizionandosi in diversi punti del palco. L’idea dietro i concerti dei Simple Creatures è di essere in grado di essere molto agili e poter suonare un concerto a Parigi un giorno, poi volare il giorno dopo a New York e fare un concerto là, poi volare in Sud America e suonare un concerto.

Visto che io e Alex siamo solo due persone e ci sono momenti nel concerto in cui cantiamo entrambi e dobbiamo stare vicini ai microfoni, l’idea è di avere un concerto rock con una produzione EDM. Suoniamo in posti diversi del palco e abbiamo questi posti diversi da cui orbitiamo, rendendo il tutto molto energetico, anche quando cantiamo entrambi. Non avendo un batterista sul palco, non c’è quell’energia cinetica di qualcuno che colpisce le cose con le bacchette e di quel movimento, quindi abbiamo dovuto riempire quello spazio con le luci e la produzione. Ho passato gli ultimi 20 anni della mia vita con il miglior batterista del pianeta Terra seduto dietro di me a colpire cose e facendo uno show tutto da solo. Non avendolo lì, ho dovuto approcciare il concerto in modo completamente diverso per renderlo interessante da vedere. Dobbiamo renderlo fantastico.
Con l’approccio EDM non significa che i concerti dureranno tutta la notte.
Mark Hoppus: Abbiamo giocato con l’idea di dire che non saliremo mai sul palco dopo le 10 di sera. Questa è la mia idea: avere una band che inizia la serata, poi salire sul palco alle 7 o alle 8 di sera. Il concerto finisce per le 9 e la gente dopo può uscire. Piuttosto che avere l’headliner che finisce a mezzanotte o alle 2-3 di notte, si inizia la serata con un concerto rock, poi la gente può uscire a cena. Perché no?

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