Intervista con Mark Hoppus e Matt Skiba su NINE di RockUrLife

Mentre erano a Parigi, Mark Hoppus e Matt Skiba sono stati intervistati da RockUrLife e hanno parlato del nuovo album NINE.

Avete pubblicato il vostro nono album, beh, secondo il tuo account!
Mark Hoppus: L’ho chiamato “NINE”, non ho l’autorità per farlo ma ho preso l’iniziativa. [Ride]
Con il precedente, “California” (2016), sembrava che cercavate di suonare come i blink-182 con una nuova formazione. “NINE” sembra più coraggioso, dark e sperimentale. Per esempio, nella canzone “Hungover You” si potrebbe dire che avete provato ad andare in diverse direzioni con le vostre voci.
Mark: Grazie, sono completamente d’accordo con quello che hai detto. È esattamente quello che abbiamo cercato di fare. Quando abbiamo registrato “California”, il primo album con Matt, siamo tornati a ciò che erano le fondamenta dei blink-182. Abbiamo avuto molte discussioni in studio su ciò che rende una canzone dei blink-182 per noi. Abbiamo mantenuto l’essenziale e quell’album sembra molto “Enema Of The State”. Quando abbiamo iniziato a registrare questo album ci siamo detti: “OK, “Enema” era un successo gigantesco. Abbiamo avuto una nomination ai Grammy, abbiamo avuto il primo posto nelle radio, abbiamo venduto molto, ma vogliamo fare qualcosa di completamente diverso.” Mi piace molto ciò che abbiamo fatto con questo disco. È più dark, è più malinconico, ha tanti diversi stili di produzione, unisce le influenze di hip hop, emo rap, musica elettronica, musica industrial, musica punk, tutti i generi.
La canzone “Darkside” è molto orecchiabile con una melodia pop, ma ha un’atmosfera e un testo dark. La dissonanza tra le due cose è ciò che la rende interessante.
Mark: Sì. Questa è una delle mie preferite del disco ed è una delle canzoni di cui ho meno a che fare. Quella canzone è animata da Matt. Penso che sia indicativa di ciò che Matt è grandioso a fare. Scrivere melodie orecchiabili e testi con una piega dark. Un occhiolino o un colpetto di gomico al testo e alla sua mentalità. Amo quella canzone.
Anche il video è inaspettato.
Mark: Travis mi ha mandato un meme di alcuni ragazzini a scuola che provavamo a fare questo ballo organizzato che era un po’ stupido e divertente. Ha detto che avremmo dovuto farlo in un video musicale. Lo abbiamo fatto e amo il video, l’energia. Amo il fatto che i ragazzini che sono nel video sono così positivi, energici e felici. Se prendono il controllo del mondo, il mondo è in buone mani.
Matt Skiba: Sì, erano adorabili. Quello che avete detto della giustapposizione del sound pop e del soggetto dark, nel contenuto del video è tutta la parte felice. Quella canzone non è necessariamente dark. L’ho composta creando la versione dei blink-182 di “Disorder” dei Joy Division. I Joy Division sono solo cupi, non ci sono ammiccamenti, non facevano nessuno scherzo. “Darkside” è più un pezzo forte. È più una canzone che si può ballare se si va in un club goth. Non arriva veramente da un momento di depressione, arriva da un momento di difficoltà.
Mark: È anche una celebrazione del “So che sarà un viaggio difficile, ma partirò comunque”.
Matt: OK, me lo riprendo. [Ride] Credo che l’idea dietro questa canzone è assolutamente dark ma non lo avreste saputo. Guardo il video e penso che sia figo che non siamo noi che camminiamo in un cimitero. È un video solare con questi ragazzini energici e belli che ballano. È molto figo.
Matt, sei tu dietro la canzone “No Heart To Speak Of”?
Matt: Sì.
Il lavoro che hai fatto con la tua voce è impressionante. Dove ti sei spinto per raggiungere questo risultato? Si può dire che arriva dal cuore, ma ci chiediamo se proviene da un’esperienza personale.
Matt: Oh grazie! È una cosa che non faccio molto spesso, cantare in quella estensione. Per fare tutte le registrazioni per questa canzone non ho potuto parlare per qualche giorno. C’è un modo corretto di farlo. Come in “California” ci sono un paio di canzoni in cui urlo all’apice del mio registro e in studio ho perso la voce per farlo. In concerto mi trattengo perché ho un concerto il giorno seguente. L’emozione o la cosa di cui parla la canzone è qualcosa di cui non voglio parlare. Non riguarda nemmeno me. Ricordo di aver cantato quella canzone e di aver avuto bisogno di un paio di minuti per l’aspetto fisico del cantare. Ero esausto dal cantare e dall’emozione.
È coraggioso lanciare il disco con “Blame It On My Youth”. È stata come una dichiarazione: “questo è ciò che siamo e da dove veniamo, quindi fatevene una ragione”. Come avete scelto di pubblicare questa canzone per prima?
Mark: Pensavo che “Blame It On My Youth” fosse la quintessenza di una canzone dei blink-182. È orecchiabile, ha dei riff di chitarra, ha questo grande ritornello da cantare insieme, sicuramente ha una produzione moderna e ci sono state delle reazioni negative. È stato strano per me perché pensavo: “questa è la canzone dei blink-182 più ovvia di tutto il disco”. Penso che la gente sia stata presa alla sprovvista dalla produzione. È stata la stessa sensazione per tutti i nostri primi singoli. Li abbiamo pubblicati e ad alcune persone sono piaciuti totalmente, ad altre no e pensavano che stavamo cercando di essere dei fottuti Coldplay.
Poi abbiamo pubblicato “Generational Divide”, che è una canzone strettamente punk. Un canzone lunga un minuto, arrabbiata e aggressiva. Ma poi la gente pensava che l’avessimo pubblicata come reazione alle reazioni per “Blame It On My Youth”, ma non è così. In realtà l’abbiamo registrata 6 mesi prima di aver registrato “Blame It On My Youth”.
Poi abbiamo fatto uscire “Happy Days” e ho visto che la gente stava iniziando a capire come sarebbe stato. Poi, quando il disco è uscito, ho visto su Twitter e Instagram la gente che diceva: “OK, ho capito adesso, il disco ha completamente senso, mi ero sbagliato totalmente con la prima impressione, adesso ho capito e amo questo disco”. Questo è grandioso e sono contento di essere arrivato a questo punto. Ce lo aspettavamo anche quando abbiamo provato ad andare in una direzione completamente diversa dal nostro ultimo disco. Finché non lo si ascolta nella sua interezza, non ha senso ascoltare una sola canzone. Adesso che è uscito, la gente lo capisce.
Siete stati influenzati dalle reazioni negative?
Mark: Vorrei dire questa cosa. Cerco di non passare troppo tempo nella sezione dei commenti. La sezione dei commenti è la parte più tossica di internet. Sono solo persone che si lamentano. Mi hanno molto sorpreso le persone che dicono che sono fan dei blink-182 da anni, anche con il nome che finisce con 182, e che dicono di un’unica canzone: “oh avete rovinato i blink-182, questi non sono i blink-182”. Dopo 25 anni e 9 album pieni di canzoni, non ti piace una canzone e vorresti voltare le spalle a tutta la band? Questo era sorprendente per me. Ma come ho detto, la sezione dei commenti è sempre la parte peggiore di internet.
Matt: Quello che mi è piaciuto è stato quando la gente pensava che fosse uno scherzo.
Mark: Dio, l’ho visto anch’io. [Ride]
Matt: Come se avessimo tempo e soldi da buttare via per fare degli scherzi pubblicando canzoni in radio. Pensavano che facessimo loro degli scherzi per pubblicare il disco. Ho fatto ascoltare “Blame It On My Youth” ad alcuni miei amici che sono fan dei blink-182, come la mia amica Carmen che è una musicista incredibile e che è cresciuta con i blink. L’ha amata e ha detto che era la quintessenza di una canzone dei blink. È divertente, è pop. La produzione è diversa, ma non pensavo che facesse così tanta differenza.

La traduzione dell’intervista verrà completata prossimamente. Scrivete un messaggio qui sotto per venire avvisati quando sarà finita.

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