La To The Stars Academy ha un deficit di 37 milioni di dollari

Ars Technica ha pubblicato un articolo in cui sosteneva che la To The Stars Academy of Arts and Science ha un debito di 37 milioni di dollari.

Tom DeLonge non l’ha presa bene e ha spiegato stizzito in un post su Instagram che non si tratta di debito, ma di deficit.

Dopo il post polemico e una lettera inviata dalla To The Stars Academy, Ars Technica ha corretto l’articolo e Tom DeLonge ha cancellato il post.

In seguito la To The Stars Academy ha scritto su Twitter la sua versione dei fatti.

Abbiamo notato che qualcuno riporta che abbiamo “debiti” per cifre astronomiche. Gli articoli sono altamente fuorvianti e descrivono in maniera esageratamente negativa le dichiarazioni presenti in un dossier della SEC. Sembrerebbe che la gente stia equivocando la differenza tra debito e patrimonio netto degli azionisti.

Il “debito” è ciò che dobbiamo a qualcuno. Il numero che sta ricevendo attenzione è in realtà il valore del “patrimonio netto degli azionisti/deficit”. Sembra un numero molto grande ma non lo “dobbiamo” a nessuno e non è collegato ai risultati operativi della società.

Riflette solamente il fatto che stiamo pagando le nostre persone, come molte start-up, in azioni invece di pagarle in dollari. Quando facciamo questo, il valore figurativo dei premi azionari è basato sull’ammontare che abbiamo ricevuto dal pubblico nella vendita delle nostre azioni.

Se volete ulteriori dettagli, dovete guardare le note del nostro bilancio d’esercizio, dove il calcolo della compensazione tramite azioni è spiegata nella Nota 3 sotto a “Stock-Based Compensation”.

La To The Stars Academy ha poi scritto che apprezza il professionalismo della maggior parte dei media che hanno corretto gli articoli pubblicati.

Infine anche Tom DeLonge ha scritto su Twitter che apprezza tutti coloro che lo hanno contattato per un commento e che è inaccettabile legalmente ed eticamente che «tutto è iniziato perché un giornalista non si è preso la briga di chiarire ciò che chiaramente non ha capito».

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