Travis Barker parla del suo 2016, di quello dei blink-182 e di ciò che si aspetta dal 2017

All’inizio di dicembre Travis Barker è stato intervistato da Upset per parlare del 2016 ormai agli sgoccioli e di cosa si aspetta dall’anno prossimo per lui e per i blink-182.

Ciao, Travis. Hai avuto un 2016 impegnativo, com’è stato per te?
È stato un anno fantastico. Un anno grandioso. Il tour dei Blink-182 è stato divertente, ho appena suonato agli AMAs la scorsa settimana, è stato divertente. Per me, ogni settimana c’è un nuovo momento saliente.
Parlando dei Blink, avete pubblicato “California” quest’anno. Ripensandoci, cosa ne pensi di quel disco?
È un grande album; pensavo che fosse incredibile quando lo abbiamo scritto. È uno dei nostri migliori lavori finora e invecchierà bene.
Cosa ha ispirato quel disco, secondo te?
Era solo dove eravamo in quel momento e quelle erano le canzoni che abbiamo scritto. Non ci dicevamo quale sarebbe stato il tipo di canzoni che avremmo voluto scrivere e cosa avrebbe rappresentato l’album. È un album ispirato dalla nostra vita in California, da alcune delle cose che abbiamo visto a Los Angeles e le relazioni che ognuno di noi ha passato, ma abbiamo veramente parlato solamente di cose di vita vera che abbiamo vissuto.
Eri preoccupato della reazione? Dall’esterno sembrava che ci fossero molte cose che sarebbero potute andare male.
Sai, non ero super preoccupato. Sapevo che nessuno lo aveva ascoltato e che nessuno sapeva cosa stessimo facendo, ma sapevo che avevamo trovato qualcosa. Sapevo che avevamo realizzato un album incredibile ed era qualcosa di cui potevo essere molto orgoglioso, era solo una questione di tempo prima che tutti potessero ascoltarlo. Non eravamo stati in grado di registrare un album per molto tempo. Stavano succedendo tantissime cose all’interno della band — non tutti volevamo entrare in studio, non tutti volevano andare in tour — ma una volta che Matt [Skiba] ne è entrato a farne parte al Musink Festival ed è venuto in studio, il semaforo era diventato verde. Nulla ci poteva fermare.
Ti aspettavi le reazioni che ha suscitato?
Speravo che i fan lo avrebbero amato e credevo che fossimo stati genuini e onesti con noi stessi nel sound dell’album e in come si senta che è un album dei Blink-182. Ero entusiasta nel sentire i fan che dicevano di amare l’album; quella era la conferma e ci si sente orgogliosi. I fan avevano aspettato molto per un album, pensavamo di aver fatto un album incredibile e poi abbiamo scoperto che i fan lo supportavano… Il fatto che non abbiamo deluso nessuno è stato gratificante.
Non deludere i fan dei Blink-182, è così importante per te?
Per me, è molto importante. Quando stavamo registrando l’album qualcuno ha detto: “Mettiamo nove canzoni nell’album”; e io ho detto: “Siete tutti fuori di testa. Dobbiamo metterci più canzoni possibile. Non abbiamo pubblicato un album da tanto tempo”. Dobbiamo molto ai fan e penso che lo abbiamo dato loro.
E cosa ci sarà in serbo in futuro per i Blink-182?
Ora è solo l’inizio. Stiamo finendo l’edizione deluxe dell’album e verremo in tour nel Regno Unito e in Europa la prossima estate.
Edizione deluxe?
È ancora in lavorazione, ma è molto cool. Conosco due delle canzoni che ci saranno e mi piacciono moltissimo. Mi sarebbe quasi piaciuto che fossero state sull’album.
Perché dare alla gente altra musica?
Perché no? Credo che ce lo si aspetti quando esci con un album; esci con una versione deluxe e avevamo moltissime canzoni scartate che non erano abbastanza buone per noi, così abbiamo scritto un altro paio di canzoni. Matt e Mark [Hoppus] sono andati in studio per tre o quattro giorni mentre stavo provando per gli AMAs e poi sono andato io ieri e ho fatto tutte le parti di batteria. Nessuna parte di questo album è sembrata come un lavoro. È venuto con facilità. Tra me, Mark, Matt e [il produttore] John Feldman c’è una grande atmosfera e energia.
Le reazioni a “California” sono state grandi, sono state abbastanza convalidanti?
Penso solo che sia più una questione di poter fare finalmente quello che vogliamo fare e di avere la libertà di fare quello che vogliamo fare. Non c’è niente e nessuno che ci trattenga e abbiamo il semaforo verde; ci sentiamo bene. I fan continuano a crescere con la band e continuano a supportare la band anno dopo anno.
E perché pensi che alla gente continui a importare dei Blink?
Non sono uno scienziato musicale, quindi non conosco la formula esatta del perché funzioni, ma penso che sia la stessa ragione per cui ci sia qualcuno che va a vedere i Rolling Stones o gli Eagles anno dopo anno. Le generazioni imparano ad amare la band. Ai nostri concerti vediamo ragazzini così come ventenni e quarantenni che amano la band. È questo tipo di band eternamente giovane per cui la gente non si sente mai troppo vecchia. Vogliono andare, passare dei momenti divertenti e sentirsi giovani. Vogliono rivivere i ricordi di quando è uscito un album ed erano dei grandi fan o ci sono i nuovi fan che hanno appena sentito un nuova band e amano “Bored To Death”. Questo è il premio più grande, la gente che dice di amare il nuovo materiale come quello vecchio e che il pubblico risponda al nuovo materiale come con i vecchi classici.
La storia della band vi mette sotto pressione? Vi preoccupate che ci sono queste generazioni di persone da dover impressionare?
No, dobbiamo impressionare noi stessi. Abbiamo i nostri standard. Non vogliamo fare della nuova musica e sentire la gente che dice: “nah, vogliamo sentire il vecchio materiale”. Il nuovo materiale deve essere grande come quello vecchio. Non credo che abbiamo mai pubblicato album che non lo fossero.
E oltre che con i Blink, con cos’altro sei coinvolto?
Sto finendo di ristrutturare il mio studio; ho tonnellate di progetti a cui sto lavorando. Sto lavorando con Vic Mensa al suo album, con Yelawolf al suo album. Suono con molti diversi artisti quando sono a casa, quindi nelle ultime tre settimane ho suonato con D.R.A.M, che ha una grande canzone negli Stati Uniti che si intitola “Broccoli”, ho suonato con Vic Mensa, Steve Aoki e ho appena fatto alcune cose con The Chainsmokers e Halsey. Amo tutto il tempo che passo nei Blink, ma quando i Blink non fanno nulla sono fortunato a poter suonare ed è ciò che mi rende felice, ogni giorno creare qualcosa.
Suoni con tantissimi artisti diversi, è diverso suonare le canzoni dei blink con Matt e Mark?
Sì, i Blink sono la mia band. Amo tutto il tempo che passo nei Blink, ma quando i Blink non fanno nulla sono fortunato a poter suonare ed è ciò che mi rende felice, ogni giorno creare qualcosa. I Blink sono l’unica band rock con cui suono, a parte quando i Transplants decidono di suonare un concerto qui o là, e le altre cose che suono che diversi artisti hanno un’atmosfera completamente diversa. Suonare con i blink è come una scazzottata, è una gara di resistenza, una gara di durata. Ho sempre ascoltato di tutto. Sono cresciuto con tutto. Sono cresciuto suonando di tutto. Non mi piace essere incasellato in un genere; lo odio. È la cosa peggiore e non voglio averne a che fare. La vita è troppo corta e c’è così tanta buona musica là fuori per essere di mentalità chiusa. Amo il melting pot dei generi. Amo che le regole siano infrante.
Obiettivi che vuoi ancora raggiungere?
Moltissime cose, ma prendo la vita settimana per settimana. Settimana dopo settimana sono sorpreso e mi sento fortunato per tutto ciò che mi capita. Amo quello che faccio ed è fantastico fare ciò che si ama per vivere. Non ci penso molto; cerco solo di incassare i colpi.

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