Alcuni stralci della biografia di Travis Barker in cui si parla dei blink-182

Nella sua biografia Travis Barker parla soprattutto della sua vita, ma, essendo una parte molto importante della sua carriera, parla anche dei blink-182.

Ecco alcuni stralci di Can I Say: Living Large, Cheating Death, And Drums, Drums, Drums in cui si parla dei blink-182...

Sono diventato subito amico di Mark e Tom, che erano inseparabili, e ho passato molto tempo di quel tour stando con loro sui loro bus. Il loro batterista non era mai in giro — non sembravano molto vicini a lui.

Ho finito il tour suonando sia per gli Aquabats che per i Blink-182 — abbiamo fatto altri tre o quattro concerti. Quando il tour era finito, Mark e Tom mi hanno chiesto se ero interessato a unirmi ai Blink-182. Ho detto loro: “Non penso che sia giusto per me dirlo quando avete ancora un altro nella band. Ma quando arriverà il momento che avrete bisogno di un batterista, vi amo ragazzi come persone e amo suonare con voi, chiamatemi”.

Mark mi chiamava circa una volta settimana e diceva: “Penso che succederà questa settimana”. Sembrava come quando stavo per avere una nuova fidanzata, una che chiamava per dire: “Sto per rompere con il mio tipo — ti raggiungerò appena se ne andrà”.

Christian Jacobs (cantante de The Aquabats): “Mark e Tom erano così arroganti e falsi in quel tour. Sembrava che interessasse loro il punk perché era un metodo alla moda di fare soldi. Ma senza Travis, Mark e Tom sarebbero stati, nel migliore dei casi, una tiepida band pop-punk sbruffona. Un paio di hot dog che si dimenano in un secchio”.

Una sera stavo facendo il mio assolo di batteria spaccandomi il culo e stando molto concentrato. Nel mezzo dell’assolo ho sentito una mano che mi stringeva le palle — che cazzo? Era Tom accovacciato sotto di me: mi palpeggiava e rideva a crepapelle. Nessuno lo poteva vedere e io dovevo continuare a suonare.

I Cypress Hill dovevano lasciare quel tour prima che fosse finito — avevano degli altri concerti in programma. Durante il loro ultimo giorno con noi sono andato nel loro camerino e ho detto loro che piacere era stato averli avuti in tour. “È stato come una boccata di aria fresca — voi, ragazzi, siete stati fantastici”.
B-Real disse: “È il nostro ultimo giorno e dobbiamo andarcene durante il vostro concerto, quindi fumiamocene una”.
Ho afferrato Tom, anche se raramente fumava erba, e ho detto: “Andiamo, Tom, non essere spaventato — vieni a fumare con noi”. Così io, Tom e Lil Chris abbiamo fumato con i Cypress Hill: due spinelli, un bong un paio di volte, qualunque cosa. Anche all’apice del mio fumare erba, non avevo mai fumato prima di un concerto. Era sempre un rilassamento dopo il concerto. Circa quindici minuti dopo i Blink sono saliti sul palco. I nostri concerti erano sempre veloci, ma, quando questo è iniziato, sembrava che tutto fosse in slow motion. Le mie mani si muovevano, ma sembrava che fossi in un altro posto completamente diverso. Sembrava che stessimo galleggiando sul palco invece che suonare i nostri strumenti.
A un certo punto Tom si è girato e mi ha detto: “Voglio tornare a casa”. Ero completamente d’accordo. Volevo strisciare fuori dal palco, che nessuno si sarebbe accorto che me ne fossi andato e tornare a casa. Il concerto sembrava non finire mai: pensavo di essere stato sul palco per quattro ore. Tom era così strafatto che non riusciva nemmeno a parlare con Mark tra le canzoni.
Alla fine Mark disse: “Ragazzi, siete fatti, eh?”. Penso che lo abbia detto al microfono. Non eravamo in forma per stare sul palco e siamo appena riusciti a salirci. Ma cosa puoi fare quando i ragazzi dei Cypress lasciano il tour se non dar loro un giusto saluto?

I Blink-182 stavano facendo un tour annuale, dirigendosi in giro per tutto il mondo e anche facendo da headliner in festival in Europa per oltre un centinaio di migliaia di persone. Ma Tom non stava facendo nulla per far sembrare che volesse essere lì. Si è presentato poco prima dell’inizio del tour e faceva l’introverso. Poi, quando abbiamo iniziato a suonare ai concerti e sono iniziati ad arrivare i soldi, era tornato a essere ancora entusiasta per i blink. Intorno a quel periodo all’improvviso aveva lasciato la band; aveva mandato un’email a me e a Mark in cui diceva che aveva finito con la band e con noi. Poi il giorno seguente ci ha mandato un’altra email in cui diceva che avremmo dovuto dimenticare tutto quello che aveva appena detto e che voleva che Tony Robbins facesse della terapia di gruppo con noi tre. Anche il suo manager inoltrava a Tony Robbins tutte le email che ci stavamo mandando.

Subito prima dell’ultimo tour dei Blink-182, Tom mi mandò un messaggio in cui diceva che sarebbe stato a Los Angeles il giorno seguente. Gli ho detto di farsi vedere: siamo finiti al mio ristorante Crossroads e abbiamo passato dei bei momenti. Siamo usciti e abbiamo parlato delle nostre famiglie. A metà della cena Tom ha detto: “Sai che non ho mai cenato con te?”. Tutti quegli anni che ci conoscevamo e non avevamo mai passato un momento come quello. È stato grandioso uscire finalmente assieme, non per un tour, e connettersi veramente ancora come persone. Non è durata.

Vogliamo andare in studio con Matt il prima possibile. Ci sono dei problemi legali con Tom da sistemare, ma sono entusiasta di creare della nuova musica. L’anno scorso avevo paura di queste sessioni, ma ora sono entusiasta. I Blink-182 non sono l’unica cosa che faccio musicalmente, ma continuo ad amare e a rispettare la band e, quando suono con i Blink, non cerco di farla suonare come uno dei miei side project. Devo molto a Tom, partendo dal giorno che pensava che sarei stato un buon batterista di rimpiazzo d’emergenza. Sarà sempre una persona importante della mia vita e spero che trovi la felicità che sta cercando.

Alcuni stralci della biografia di Travis Barker in cui si parla dei blink-182

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