Tom DeLonge: "Il vero motivo per cui ho lasciato i blink-182"

Dopo l’anteprima di qualche settimana fa, è uscita l’intervista completa di Radio.com a Tom DeLonge.

L’articolo inizia con l’elenco delle iniziative imprenditoriali di Tom DeLonge al di fuori dei blink-182: Loserkids (fondata da Tom e Mark Hoppus nel 1999), Atticus Clothing (fondata da Tom e Mark nel 2001; Tom ha venduto le sue quote nel 2007), Macbeth (fondata da Tom e Jon Humphrey nel 2002; dal 2014 la quota di maggioranza è di Saban Brands), Modlife, To The Stars (fondata da Tom e dalla sorella Kari nel 2011), Reissued (fondata dalla moglie Jennifer e da Tom) e Really Likable People (fondata da Tom e Jon Humphrey).

Poi l’articolo continua così...

E poi c’è la band. Angels & Airwaves. Con cinque album e due EP, è lontana dall’essere il side project che una volta i fan dei Blink chiamavano in questo modo.

“Eravamo sempre dei tizi abbastanza furbi e fan di tutti i tipi di arte ma con i Blink-182 era un veicolo per le emozioni”, DeLonge ha raccontato a Radio.com. “Non riguardava il talento musicale o cos’altro. Era un gruppo di skater scapestrati a cui non piaceva come erano cresciuti. Ma per me, come individuo, quando sei parte di qualcosa così grande, sei marchiato come una cosa molto specifica. E lo capisco.”

È dura da digerire per molti. Come fa un giovane uomo, che è largamente conosciuto per cantare di funzioni corporali, portare avanti un piccolo impero? DeLonge non è turbato dalla domanda. Dà molto credito al fatto che i fan dei Blink sappiano che erano molto più intelligenti di come i media li hanno dipinti. Ed è venuto fuori che lo erano.

“Quello che la gente non sa di me, perché non sono mai andato là fuori a raccontarlo, è che ho creato società per molto tempo e ho imparato moltissimo. E le competenze che ho acquisito negli ultimi 15 anni in termini di capire da come monetizzare le arti — ho costruito una piattaforma che Kanye, Nine Inch Nails e Pearl Jam usano per monetizzare tutta la loro arte, i loro fan club, la vendita di biglietti e tutte quelle cose — a costruire società per skater hard core e società per surfer dove la cultura coinvolta è super snob e esigente. Sono cresciuto passando la maggior parte della mia vita andando in skateboard. Ho imparato bene come identificarmi con un gruppo ristretto di persone che odiano tutto. Quindi, a questo punto della mia vita, conosco molte cose ed è meglio usare queste competenze che ho acquisito per fare quello che sto facendo ora piuttosto che suonare le canzoni in continuazione — anche se è fottutamente divertente quando ci sono i fuochi d’artificio e i laser — lo amo. Ma non ho mai avuto bisogno di attenzione per sentirmi bene con me stesso... anche se è fottutamente fantastico e amo l’attenzione, non fraintendetemi, ma ho bisogno di creare cose. Questo è dove vinco emozionalmente, credo.”

Ma per molti la decisione di dividersi dalla band che gli ha dato una voce e, francamente, un sostentamento finanziario è ancora difficile da capire.

“Ho raggiunto una parte ben precisa della mia vita”, ha confessato DeLonge. “Ho 39 anni. Se avessi continuato a stare in studio per un anno a scrivere un disco che avrei dovuto provare per otto settimane per andare in tour altri sei mesi e tutto fosse concentrato intorno a queste dodici canzoni, sarei stato estremamente limitato in ciò che avrei potuto realizzare artisticamente e riguardandomi indietro a 50 anni avrei pensato: ‘Cazzo, amo molto tutte queste altre forme d’arte, speravo di poter fare qualcosa con esse’. Quindi quello che è successo è che ho deciso di... [pausa] semplicemente farlo. Ho deciso di farlo perché mi permette di stare con la mia famiglia un casino di più. Mi permette di ispirare altri artisti. Mi permette di usare tutti gli altri insiemi di competenze che ho acquisito mettendo assieme delle persone e portando un modello di business a una nuova forma d’arte. Dei ragazzi stanno creando dei romanzi a fumetti, dei ragazzi stanno scrivendo dei libri, dei ragazzi stanno girando dei film, dei ragazzi stanno realizzando delle animazioni... Ho creato un sistema che tiene assieme queste persone per realizzare tutto questo, poi è più grande per tutti.”

La competenza preferita di DeLonge sembrerebbe l’abilità di assemblare team talentuosi. E per la To The Stars DeLonge ha selezionato membri del personale da alcune delle sue altre società, visto che sa già cosa sono capaci di fare. “Se fossi colui che cerca di stabilire un calendario per fabbricare tutti questi prodotti e spedirli, avrei distrutto tutto”, ha scherzato.

“Ma sono fiducioso del mio team. Ero spaventato vedendo le dimensioni delle operazioni e ho pensato: ‘Cosa cazzo sto facendo?’ Sì, assolutamente. Ma poi mi sono fermato e ho pensato: ‘Ma è fottutamente figo!’ Non è difficile, ci vuole solo passione e resistenza. Sapevo che non stavo per scrivere il libro da solo. Sapevo che non stavo per battere a macchina tutto da solo. Trovi persone che diventeranno compagni di squadra. Trovi persone che sono molto brave in qualcosa e tu sei molto bravo in qualcosa in cui loro non sono tanto bravi e, mettendo tutto assieme, si toglie il peso di cui essere spaventati. Quando si fa tutto da soli, potrebbe essere esasperante pensare che si sta per compiere tutte queste cose da soli. Ma quando si ha della gente attorno che crede in te, si riesce a superare questi momenti.”

“Questo è il fatto”, ha detto DeLonge con un po’ di autorità nella sua voce. “Si deve pensare a ciò che si ama assolutamente. Non al lavoro. Non a qualcosa di diverso da ciò che si ama. Non può essere ‘Qual è il miglior lavoro che posso avere?’ o ‘Qual è la miglior carriera che posso avere?’. Deve essere: ‘Cosa amo fare?’. Questo è ciò che le persone non riescono a fare. Non pensano mai che ciò che amano fare potrebbe essere il loro lavoro o la loro vita. Pensano sempre che quello che amano fare è ciò che succede nei fine settimana quando non stanno lavorando.”

Quando gli è stato chiesto perché non gli è stato chiesto di parlare a un evento di TED, DeLonge ha riso spiegando che né le persone medie, né gli organizzatori degli eventi di TED hanno idea di ciò che fa al di fuori della sua ex-band, ancora meno la gente che programma le discussioni di TED. “Nessuno sa cosa cazzo sto facendo. So cosa la maggior parte della gente potrebbe e non potrebbe pensare di me. Non trovo sia necessario continuare a promuovere costantemente me stesso. Parlo sui social network a miei fan di ciò che sto facendo. Dò qualche indizio ma non sono fatto in quel modo. Penso che nel corso del tempo l’arte dovrebbe parlare per sé.”

E l’arte di DeLonge parlerà forte, spera, attraverso i sistemi surround dei cinema di tutto il mondo. DeLonge ha imparato qualcosa nella realizzazione dei film da Love del 2011, un film fai da te che il team di DeLonge ha girato nella loro stazione spaziale costuita sul loro giardino dietro casa. Al momento non sta cercando di girare film d’essai.

Anche se in un primo tempo era riluttante a parlare di cifre, DeLonge ha divulgato che il budget per il film di Poet Anderson potrebbe avvicinarsi a 100 milioni di dollari. “Quando si ha che fare con budget come questi”, ha fatto notare, “quello che si è in grado di fare è inventarsi qualcosa di molto figo. Si può fare di tutto.” Firmare un contratto per un film di tale portata sottolinea quanto sia credibile e, francamente, che bravo uomo d’affari sia veramente DeLonge.

Per la produzione del film DeLonge si è unito a Brett Ratner e James Packer della RatPac, conosciuta soprattutto per aver prodotto recentemente il film vincitore del Premio Oscar Gravity con Sandra Bullock e George Clooney.

“Hanno letto il romanzo. Abbiamo mandato loro una copia d’anteprima e hanno detto: ‘Noi ci siamo’. Dal primo giorno, ‘Noi ci siamo’”.

Ha percorso una lunga strada da quando concentrava la sua vita solo nell’essere il chitarrista/cantante di una band di grande successo. Oggi, oltre della sua famiglia, è responsabile dei suoi tanti dipendenti, azionisti e partner. Dopo tutto, quando si ha davanti un budget di 100 milioni di dollari, “Sto provando per il nostro tour estivo” non è una buona scusa per saltare una riunione.

Quindi, quando i fan chiedono perché DeLonge abbia abbandonato la band che lo ha reso famoso, non ha lasciato i Blink-182 perché è pazzo, stupido o indulgente con sé stesso. È semplicemente un uomo cresciuto con responsabilità e ambizioni che raggiungono le stelle.

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