Tom DeLonge ricorda il momento in cui ha lasciato i blink-182

Tom DeLonge è stato intervistato da Radio.com (l’intervista completa uscirà il 22 settembre) per parlare dei suoi progetti attuali (romanzi di Poet Anderson, fumetti, musica e un film in arrivo), ma ha discusso anche dei blink-182 e della rottura di inizio anno.

“Sapete cosa? Siete stati voi ragazzi”, ha detto DeLonge con un sogghigno riferendosi a un comunicato stampa pubblicato dalla stazione KROQ di Radio.com di Los Angeles. “È stato quando voi ragazzi avete pubblicato un comunicato stampa di cui non sapevo nulla.” Il comunicato è stato scritto dall’addetto alle relazioni stampa della band su richiesta dei suoi ex-compagni dei Blink Mark Hoppus e Travis Barker.

“Fino a quel punto, ero molto stressato nel tentativo di gestire tutto. Per molti versi, la decisione è stata presa per me. Pensavo: ‘OK, bene, adesso non mi devo stressare più’. Perché mi destreggiavo per tutto quello e sapevo da circa cinque mesi prima, che della merda avrebbe colpito il ventilatore. E avrebbe colpito il ventilatore quando tutti hanno detto: ‘OK, siamo pronti per andare a registrare, OK, siamo pronti per andare in tour, OK, dove sei, cosa stai facendo, andiamo, quali sono le tue priorità — quali sono le tue priorità?’” DeLonge ha ripetuto l’ultima parte con enfasi, come se stesse per crollare sotto il peso della domanda.

“Mi stavo stressando perché ero nel mezzo di molti contratti con scrittori, animatori e registi e stavo facendo decollare la mia compagnia. Avevo appena assunto dieci persone, avevamo il nostro spazio e stavamo costruendo, ci stavamo preparando per lanciare un negozio al dettaglio… e poi tutto ad un tratto KROQ ha fatto uscire l’annuncio e ho pensato: ‘OK, beh, merda, renderà tutto più facile ora.”

“Ma la decisione di farlo è arrivata probabilmente un anno fa”, ha detto.

“Ho raggiunto una parte ben precisa della mia vita”, ha confessato DeLonge. “Ho 39 anni. Se avessi continuato a stare in studio per un anno a scrivere un disco che avrei dovuto provare per otto settimane per andare in tour altri sei mesi e tutto fosse concentrato intorno a queste dodici canzoni, sarei stato estremamente limitato in ciò che avrei potuto realizzare artisticamente e riguardandomi indietro a 50 anni avrei pensato: ‘Cazzo, amo molto tutte queste altre forme d’arte, speravo di poter fare qualcosa con esse’. Quindi quello che è successo è che ho deciso di… [pausa] semplicemente farlo. Ho deciso di farlo perché mi permette di stare con la mia famiglia un casino di più. Mi permette di ispirare altri artisti. Mi permette di usare tutti gli altri insiemi di competenze che ho acquisito mettendo assieme delle persone e portando un modello di business a una nuova forma d’arte. Dei ragazzi stanno creando dei romanzi a fumetti, dei ragazzi stanno scrivendo dei libri, dei ragazzi stanno girando dei film, dei ragazzi stanno realizzando delle animazioni… Ho creato un sistema che tiene assieme queste persone per realizzare tutto questo.”

“Non è che i Blink sono andati via. Quella non è stata mai la mia intenzione. Era quella musica, con gli Angels & Airwaves, i Blink non erano la priorità. La priorità era il tema a cui sto creando intorno il progetto artistico.” E in questo caso, il progetto artistico che ha sopraffatto l’anima di DeLonge era Poet Anderson.

“Questo è il fatto”, ha detto DeLonge con un po’ di autorità nella sua voce. “Si deve pensare a ciò che si ama assolutamente. Non al lavoro. Non a qualcosa di diverso da ciò che si ama. Non può essere ‘Qual è il miglior lavoro che posso avere?’ o ‘Qual è la miglior carriera che posso avere?’. Deve essere: ‘Cosa amo fare?’. Questo è ciò che le persone non riescono a fare. Non pensano mai che ciò che amano fare potrebbe essere il loro lavoro o la loro vita. Pensano sempre che quello che amano fare è ciò che succede nei fine settimana quando non stanno lavorando.”

Aggiornamento: È uscita l’intervista completa a Tom DeLonge.

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