Tom DeLonge parla di chitarra, crescita e Blink

Tom DeLonge è stato intervistato da MusicRadar.com e ha raccontato la sua evoluzione musicale in questi 20 anni dei blink-182.
Due decenni di carriera piena di successi con Blink-182, Box Car Racer e Angels & Airwaves, Tom DeLonge ha finalmente trovato la sua vera voce nello scrivere le canzoni. Siamo andati sotto la pelle di un ragazzo punk con una mentalità chiusa diventato un musicista pensieroso...

“Dicono che Einstein siano morto mentre stava ancora cercando di capire la gravità. Penso che morirò mentre continuerò a cercare di capire alcune cose dei Blink”, ha detto Tom DeLonge a TG, assorto nei suoi pensieri mentre valutava la longevità del trio punk.

Mentre DeLonge riflette su come un branco di marmocchi della periferia sono diventati re del pop-punk che vendono milioni di copie e poi statisti del rock sperimentale, potrebbe voler ricostruire i cambiamenti a cui è stato sottoposto il suo modo di suonare in due decenni.

Da un adolescente punk ossessionato concetrato soltanto sul suonare più velocemente possibile e con più distorsioni di qualsiasi altro, all'amante degli effetti e creatore delle canzoni influenzate dal progressive che sta davanti a noi, il viaggio di DeLonge è stato così sorprendente come pieno di successi.

Quando i Blink sono andati in tour per celebrare 20 anni di powerchord e battute volgari, ci siamo seduti con DeLonge per tracciare la sua evoluzione musicale...
Buddha (1993)

Il terzo dei primi tre demo dei Blink, questa bellezza veloce e furiosa potrebbe essere stata registrata in due giorni, ma ha fatto bussare la porta di Tom DeLonge e soci dalle etichette discografiche.
Chi erano le tue influenze di quei primi tempi?
“Erano solamente i Descendants. Provavo a emulare quella band. Chitarre molto incisive, canzoni veloci, semplici e filastrocche stereotipate sull'amore”.
Che ne dici del tuo approccio basato sui riff?
“C'era un solo chitarrista, quindi io e Mark [Hoppus, basso] provavamo a suonare entrambi come se fossimo due. Volevo fare quelle cose con l'arpeggio e i riff che erano mezzi riff/mezzi accordi o qualcosa giusto per provare a riempire lo spazio”.
Carousel rimane oggi una delle preferite dei fan...
“Ci stavo pensando l'altra sera. La stavo suonando e ho pensato: ‘Perché la sto suonando?’ Il testo è brutto, ma credo sia nostalgica, che è una cosa cool”.
Il Mesa/Boogie Triple Rectifier era la chiave del tuo primo suono, non è così?
“Ho utilizzato il Mesa/Boogies perché pensavo che avesse un suono pazzesco e distorto. Nel corso del tempo [il mio suono] è diventato sempre più pulito, così adesso utilizzo il Vox AC30 con una piccolissima distorsione. Nei primi anni '90 quel tipo di suono del Mesa/Boogie era un elemento chiave del mio tipo di musica. Non so perché lo utilizzavo... Non ne conoscevo di migliori”.
Dude Ranch (1997)

Adesso che hanno firmato per la MCA Records, i Blink hanno scambiati alcuni abbandoni avventati da adolescenti per alcuni agganci con il pop con Dude Ranch e hanno dato vita un classico del punk moderno e genuino.
Pensi di aver iniziato a maturare come cantautore con Dude Ranch?
“Assolutamente sì. Quello è stato il primo disco dove abbiamo iniziato a introdurre gli arrangiamenti tradizionali e formulati. Abbiamo registrato per cinque settimane. Quello è stato un salto gigantesco per noi”.
Stavi anche trovando il tuo suono e i tuoi toni come chitarrista?
“Era quando abbiamo iniziato a utilizzare gli amplificatori Marshall [JCM900] e i toni hanno cominciato a diventare un po' più grandi e migliori. L'unica cosa non buona di quell'album erano le battute che abbiamo inserito all'interno della copertina dell'album. Mi ricordo che eravamo seduti all'interno del ristorante di taco Sombrero che dicevamo: ‘Cazzo, dobbiamo finire la copertina del nostro album, scriviamo solamente qualche battuta su queste foto di cowboy’. Perché lo abbiamo fatto? Dovevamo trovare battute migliori per quelle foto”.
E Dammit è stato un successo gigantesco...
“Quella è una delle migliori canzoni che abbiamo mai scritto. L'ha scritta Mark. Quella è probabilmente la migliore canzone. È intramontabile e rappresenta la nostra band perché parla della crescita, è perfetta”.
Enema Of The State (1999)

Nel 1999 i Blink-182 diventarono stratosferisci. I singoli di grande successo All The Small Things e What’s My Age Again hanno aiutato Enema Of The State a continuare a vendere più di 15 milioni di copie, facendo diventare i Blink una delle più grandi band del pianeta mentre si avvicinava il nuovo millennio.
Enema Of The State è stato un altro grande salto?
“Per Enema... abbiamo passato quattro mesi a registrare e avevamo Jerry Finn come produttore – abbiamo imparato tutto. Abbiamo imparato a registrare e a suonare bene, non lasciava passare niente. Non c'erano ancora veramente i computer, quindi era tutto su nastro e dovevi suonare senza sbagliare. Avevamo molta fiducia in lui”.
Come ha influenzato il vostro modo di suonare l'arrivo di Travis Barker nella band?
“Era stato come: ‘Adesso tutto è possibile, possiamo suonare qualsiasi tipo di canzone’. Io e Mark abbiamo cominciato a suonare meglio istantaneamente per stare al passo con qualcuno che suonava tutto perfettamente così siamo migliorati molto in quel periodo. Non siamo mai stati vicini a essere bravi come Travis, ma siamo migliorati”.
Take Off Your Pants And Jacket

Un titolo offensivo borderline e successi pop-punk – sì, è quello che ci si aspetta dai Blink. Ha funzionato e ha venduto 350.000 copie nella prima settimana.
Deve esserci stata una pressione enorme per seguire Enema... con una copia carbone.
“Provavamo solamente a scrivere canzoni che fossero migliori di quelle di Enema... ma non abbiamo fatto passi da gigante creativamente. C'era pressione, ma non troppa. Cioè, abbiamo scritto canzoni sullo scoparsi pirati e cani. Ricordo che l'etichetta discografica venne a sentire il grande seguito e quelle erano le uniche canzoni [le bonus track Fuck A Dog e When You Fucked Grandpa] che gli abbiamo suonato. Oh mio dio, hanno perso la testa. Avevamo quella canzone su scoparsi Hitler - l'abbiamo cambiata in 'quando scopavi il nonno’, ma l'originale era ‘quando scopavi Hitler ti ha detto che ti amava?’ L'hanno persa”.
Erano questi i vostri primi esperimenti con il vostro sound?
“Da un punto di vista della chitarra, le cose più importanti erano tutti quei toni puliti e l'utilizzo di tutti quei pedali, flanger e delay – solo molto leggeri, tocchi di buon gusto. Ma non mai veramente accettato i pedali nel mio cuore fino a qualche tempo dopo. Ero molto lento. Cazzo! Ero solo punk-rock. Pensavo che fossimo più cool di qualsiasi altra band. Pensavo che il punk fosse molto più cool e che sapevamo qualcosa che gli altri non conoscevano. Adesso guardo e penso: ‘Cazzo, c'erano molte cose che non sapevo!’”
Box Car Racer - Box Car Racer (2002)

Inizia il cambiamento. DeLonge e Barker escono con una nuova band, scoprendo i pedali per gli effetti, i riff duri e... la vernice rossa.
È stato un album di svolta per te?
“Mi stavo un po' stancando a stare in studio [con i Blink]... Probabilmente era colpa mia perché non l'ho mai detto, ma volevo solamente andare lì e provare qualcosa, ma ti sentivi come se non potessi perché era la band a pagare per il tempo in studio.
Era come se avessi una tela e tutti quei colori ma qualcuno ti dicesse: ‘No, non toccare quelli, possiamo utilizzare solo il blu’. E tu rispondi: ‘Ma c'è il rosso!’ ‘No, finisci il blu, forse ci sarà un tempo per il blu più tardi’. E con i Box Car volevo solo fare questo”.
Deve essere stata un'esperienza liberatoria...
“Sono entrato nei Box Car Racer pensando che potevo fare tutto quello che volevo e ho fatto una cosa completamente diversa utilizzando i pedali per il delay, riff duri di chitarra, loop. Questo mi ha cambiato radicalmente”.
Ti ricordi il primo di quei riff duri che hai creato?
All Systems Go. Era un riff di chitarra duro, sembrava come [la band hardcore melodica di New York] i Quicksand, aveva un grande suono della chitarra e era la prima volta che scrivevo un riff duro. E' stata una cosa buona per me”.
blink-182 (2003)

DeLonge porta le nuove vibrazioni dei Box Car Racer nei Blink, creando un album che non sembrava potessero riuscire a fare – meno scherzi, più suoni sperimentali.
E' stato un passo definitivo che ti ha fatto allontanare dal suono della chitarra pop punk.
“Quello era il momento in cui abbiamo iniziato a fare molte cose strane: acustiche, pulite, pedali, tecniche con il microfono, tutto quello che era strano. Abbiamo anche fatto All Of This con Robert Smith dei Cure, quella canzone era molto ipnotica e tutta acustica, e poi in I Miss You non c'è nessuno strumento elettronico”.
Angels And Airwaves - We Don't Need To Whisper (2006)

Con i Blink nel loro indefinite hiatus, DeLonge si è portato a nuovi traguardi. Uscito dal pop-punk del sud della California, entro nel mondo del progressive ricco di effetti sonori.
Dove era la tua testa quando hai messo assieme gli Angels & Airwaves?
Avere un secondo chitarrista nella band ha cambiato il tuo modo di suonare?
“Quello era più dei Box Car Racer. Non ero io che mi provavo, ma mi stavo redifinendo. Ho cambiato tutto, ho cambiato tutti i miei amplificatori, ho imparato a fare il produttore, a suonare il pianoforte, ho imparato tutto sui pedali, ho imparato tutto”.
“E' stato bello avere queste opzioni. [Con i Blink] sono sempre stato bloccato dal dover fare le cose in un certo modo perché le potevamo suonare in pubblico in un certo modo per non far pensare alla gente che stessimo imbrogliando o qualcosa del genere. Questo è sbagliato. Non avremmo dovuto pensare in quel modo ma l'ho fatto quindi sono rimasto bloccato con questo modello specifico. Ha cominciato a cambiare lentamente”.
Come è cambiata la tua attrezzatura?
“Sono passato a Voxes [AC30H2] e Fender ’65 Twin Reverbs. Ha cambiato tutto per me. Un Mesa/Boogie è come una bomba atomica: lo colleghi e riempie qualsiasi spettro del suono. Se usi un Vox e suoni un accordo, riempie solo quello specifico spazio e hai bisogno di altre cose”.
Neighborhoods (2011)

Con il loro primo album in otto anni i Blink sono tornati con il loro lavoro più dark di sempre.
Come è stato fare un disco assieme dopo così tanto tempo lontani dai Blink?
“Penso che non fossimo uniti come band. Se iniziassimo ora, saremmo molto più uniti. Mark era nel suo studio a Los Angeles, io ero a San Diego, eravamo tutti molto occupati. Registrando per un anno, siamo stati tutti e tre assieme nello studio per un totale di una o due settimane. Abbiamo scritto canzoni assieme solo per tre giorni. Il resto è stato tramite e-mail. Ma abbiamo raggiunto l'obiettivo e questa è la cosa importante. La prima canzone che ho spedito è stata Up All Night. La gente dice che sembra gli Angels in un disco dei Blink. Beh, no – questo sono solo io”.
Le tue influenze sono chiaramente cambiate dai tempi di Buddha. Chi è il chitarrista che si distingue secondo te?
“The Edge. Suona per la maggior parte cose molto semplici e poi aggiunge cose molto progressive e diventa un suo affare. Si interessa nello scrivere canzoni e nell'avere una diversità nelle canzoni ed è una cosa in sintonia con me”.
Questo è ciò che evidenzia i cambiamenti che ha subito il tuo sound e il tuo stile?
“Non ascolto più il punk, se non prima di suonare. Non che non mi piaggia, è nostalgico. Ma è per i ragazzi e così deve essere... non è arte, è espressione. Mi sento come se abbia bisogno di conoscere anche l'arte. Sono cambiato come persona, sono un nuovo tizio. Sono un supereroe ora!”

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